Correva il lontanissimo 2012 e infuriava la polemica in merito alle parole dell’allora ministro del lavoro Elsa Fornero che disse ” I giovani non devono essere troppo choosy” (termine traducibile in parole povere in “incontentabile, esigente, difficile, schizzinoso”) generalizzando su alcune generazioni di giovani italiani e sostanzialmente additando una fetta di popolazione come fancazzista.

Questa era la mia personale esperienza che ho deciso di mettere nero su bianco con una lettera al Giornale di Brescia (che trovi qui):

Ciao, mi chiamo Paolo e la mia storia lavorativa è questa.
Nel 2009 mi sono laureato in ingegneria (triennale) dopo aver letteralmente buttato nel cesso anni a studiare cose vecchissime e perdendo tempo a correre dietro ai capricci dei professori, i quali vivono in un mondo a sé, totalmente staccato dalla realtà lavorativa che li circonda.
Ho iniziato a lavorare facendo tutt’altro rispetto alla laurea, quindi non posso dire di essere mai stato choosy, e nel giro di 3 anni ho avuto 3 esperienze lavorative diverse, sempre accolte da me positivamente, poiché ogni esperienza mi aiuta ad arricchirmi ed a conoscere gente nuova. Pian piano mi sono avvicinato ai miei desideri di tipologia e modalità di lavoro.
Un po’ per volontà mia e un po’ per cause di forza maggiore mi sono messo in proprio da alcuni mesi e devo dire che effettivamente la gavetta mi è servita per capire al meglio cosa voglio fare e come farlo. Sono assolutamente soddisfatto della mia scelta, sono più tranquillo e sereno e se anche mi capita di lavorare quantitativamente di meno, qualitativamente rendo molto di più ed ho più tempo per fare altro e dedicarmi (gratuitamente) ad attività socialmente utili, cosa che, i politici e gli economisti tralasciano fin troppo facilmente, riducendo la vita a numeri e budget.
Il mondo del lavoro è molto cambiato negli ultimi anni e prima ce ne rendiamo conto noi giovani (e le nostre famiglie) prima possiamo tornare a crescere. Io vivo nella precarietà lavorativa da sempre, prima come dipendente, ora come professionista (la pagnotta me la devo guadagnare giorno per giorno, non me la regala nessun altro) però ora vedo questo come stimolo a fare sempre meglio, a conoscere più persone ed a mettermi in gioco. È difficile anche perché i famigliari spingono per cercare il famigerato posto fisso…posto fisso….l’avevo quasi rimosso dal mio vocabolario, un po’ come la parola “p…pe…pensione”!
Quel che vedo intorno a me sono amici che effettivamente spesso non sono disposti a fare la gavetta o a ricominciare da zero (capita spessissimo), ma si ostinano a cercare di far fruttare al meglio e a priori il “pezzo di carta” (quasi inutile purtroppo, a mio avviso) perdendo tempo prezioso.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: